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Storie

Le storie raccontano percorsi che intersecano le vicende della città nel suo crescere civile, politico ed economico. Bologna e la sua amministrazione sono osservate e raccontate nel tempo sul filo delle tematiche che ne arricchiscono la conoscenza e il sapere per una più ricca ed attuale ricostruzione.

L’1 novembre 1911, nell’anno del cinquantesimo dell’Unità d’Italia, si costituisce un Comitato provvisorio per le commemorazioni «del martirio» di Luigi Zamboni e Giovanbattista De Rolandis, per ricordare chi «nell’olocausto supremo della sua vita, vagheggiò i liberi ordinamenti dei nostri giorni e si confortò nella serena visione di un avvenire libero e radioso»
Nel cinquantesimo dell'Unità d'Italia, il sacrificio di Luigi Zamboni e Giovanbattista De Rolandis è ricordato dalla città con due lapidi poste su casa Zamboni luogo della congiura e all'interno dell'università.
Ricostruzione di una delle quattro Sciabole ornate da coccarda che, appese a tracolla, avrebbero dovuto identificare i capi della rivolta. Il bianco e il rosso sono i colori di Bologna, il verde sostituisce il turchino per non riprendere il colore della bandiera francese. Le fasce tricolori sono cucite dalla madre e dalla zia di Luigi Zamboni nel retrobottega del negozio di merceria di Canton dei Fiori.
Il 23 agosto 1869, nel Chiostro delle Madonne viene casualmente scoperta una tomba etrusca “a cista” in bronzo, contenente ossa combuste e suppellettili funebri.
Antonio Zannoni, ingegnere dell'Ufficio tecnico ed incaricato della direzione dei lavori del Cimitero della Certosa, intuisce che il ritrovamento è parte di una vasta necropoli; ottiene l'autorizzazione e i mezzi per poter procedere agli scavi che proseguono esplorando il Campo degli Spedali.
Viene qui ricostruita la fisionomia di Antonio Zannoni, docente di architettura agli ingegneri, attraverso il pluriennale operato presso la cattedra di Architettura Tecnica, al terzo e ultimo anno di corso.
Antonio Zannoni muore a Certolo, vicino a Bologna, il 17 agosto 1910. Figura straordinaria di studioso al servizio della città in diversi campi della conoscenza scientifica, Antonio Zannoni contribuisce in modo determinante alla formazione della Bologna post-unitaria.
Molteplici sono i meriti attribuiti ad Antonio Zannoni, tra i quali ricordiamo: la riapertura dell'antico acquedotto romano, la progettazione della ferrovia direttissima tra Bologna e Firenze, le scoperte archeologiche, i numerosi interventi architettonici, l'attività di insegnante dell'algebra e della geometria.
Le opere di Antonio Zannoni costituiscono un contributo fondamentale alla formazione culturale, sociale e civile del nuovo stato italiano e la loro portata innovativa ben si inserisce all'interno delle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
In un’epoca in cui il Comune di Bologna si distingue per il fiorire dell’attività edilizia anche a scala urbana, nel 1861 nel centro cittadino fu individuato quasi per caso, durante la realizzazione di alcuni lavori, un tratto di un antico condotto dell’acquedotto romano. Si interessò particolarmente al caso un giovane ingegnere da poco assunto dal Comune, Antonio Zannoni che, grazie all’appoggio dell’ingegnere capo Coriolano Monti, che lo volle al suo fianco nella struttura tecnica comunale, con ardore intraprese una lunga ricerca per rintracciare l’originale percorso del condotto romano.
Nel 1868, sotto la direzione dell’architetto Antonio Zannoni, il palazzo viene ristrutturato in perfetta consonanza con il rigore della facciata cinquecentesca prospiciente via d’Azeglio, ma il lato più interessato alla trasformazione urbanistica è quello sua via Farini, dove viene introdotto l’elemento architettonico del portico per dare linearità all’edificio, in rapporto alle esigenze di ampliamento della via e del conseguente arretramento di alcune parti.
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