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Omaggio della giunta al Cardinale di ritorno dal Concilio Vaticano II

Le più qualificate rappresentanze della città accolsero alla stazione ferroviaria, la sera dell’8 dicembre 1965, il cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, di ritorno dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Insieme all’on. Angelo Salizzoni, in rappresentanza del governo, e al prefetto Armando Gibilaro, erano a ricevere il presule, con il gonfalone civico, il sindaco Giuseppe Dozza, il vice sindaco Gianguido Borghese, la giunta e i capi dei gruppi consiliari del comune. Erano inoltre presenti, con le altre autorità cittadine, Giovanni Elkan, il magnifico rettore dell’università, Felice Battaglia, monsignor Melloni, camerlengo del capitolo metropolitano, e i monsignori Gherardi, Catti, Benazzi, Salmi e Facchini. Il cardinale era accompagnato dal vescovo ausiliare, monsignor Bettazzi, da don Giuseppe Dossetti, suo perito conciliare, da monsignor Bonetti, parroco conciliare, e dal segretario monsignor Fraccaroli.
Al presule, appena disceso dal treno, il sindaco Dozza rivolse il saluto della città e, subito dopo, il sottosegretario Salizzoni quello del governo. Il cardinale Lercaro, nel ringraziare le autorità e le rappresentanze cittadine per l’accoglienza tributatagli, auspicò che «quel-l’incontro corale con tutti gli esponenti della città potesse essere davvero quasi un’alba luminosa di nuovo cammino».

IL SALUTO DEL SINDACO GIUSEPPE DOZZA

Eminenza, Le porgo il saluto della città nel momento in cui Ella torna dal Concilio Ecumenico Vaticano II, che il non dimenticato e non dimenticabile pontefice Giovanni XXIII volle all'indomani della sua chiamata alla suprema responsabilità di direzione della Chiesa e del mondo cattolico, e che il suo successore, pontefice Paolo VI, ha proseguito e così altamente concluso.
Bologna ha seguito questi lavori con un'attenzione e un interesse adeguati all'importanza dei problemi che nel Concilio venivano discussi, e se mi è permesso interpretare i motivi che hanno più appassionatamente attratto l'animo dei bolognesi, vorrei sottolineare il senso ecumenico che ha ispirato i lavori conciliari e il rinnovato impegno ad una fraternità degli uomini oltre le divisioni di razza, di nazionalità e di professione spirituale. In particolare mi sia consentito associare i voti della città a quelli espressi dai padri conciliari e così nobilmente formulati dal pontefice Paolo VI alle Nazioni Unite perché la pace sia salvaguardata come il bene supremo di tutti gli uomini.
Ella ha dato, Eminenza, noi lo sappiamo, alto contributo di esperienza, di saggezza e di dottrina, e proprio nel senso di andare a cercare gli uomini e il loro dolore, andare a parlare ai popoli per la loro pace. E sappiamo che valido apporto ha dato anche a quest'opera, e nello stesso senso, il saggio presule che L'accompagna, che della nostra città è vescovo ausiliare e che è Suo vicario, mons. Bettazzi.
RivolgendoLe il saluto della città di Bologna, accompagnato come sono da coloro che ne esprimono con me la volontà e la rappresentano, io non so disgiungere la Sua opera da quella della comunità cittadina, giacché l'aspirazione alla comprensione fra gli uomini e fra i popoli, alla libertà e alla pace, che della comprensione si alimentano, è un sentimento di fondo dei bolognesi, e noi amiamo credere che Ella abbia portato nell'ambito del Concilio il Suo alto pensiero di padre della Chiesa e di vescovo, ma anche la voce degli uomini tutti di qui, che per la libertà e per la pace hanno lottato e sofferto. In questo spirito siamo qui ad accoglierLa, Eminenza, augurandoci che Bologna possa ancora contribuire alla realizzazione delle speranze dei popoli del mondo intero.

 

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