Rappresentante della classe operaia bolognese, appartenente alla frazione massimalista del partito socialista, Enio Gnudi è proclamato sindaco di Bologna il 21 novembre 1920 nella prima riunione del nuovo consiglio seguito alle elezioni del 31 ottobre 1920. “Umile e semplice operaio”, come lui stesso si definisce nel discorso di insediamento, si fa portavoce dei diritti dei lavoratori del braccio e del pensiero che, dice, saranno difesi anche attraverso il comune. Come per il suo predecessore Francesco Zanardi, primo sindaco socialista di Bologna, annuncia che uno dei primi provvedimenti sarà quello di garantire il prezzo equo per il pane e quindi “di elevare una protesta contro il Governo che minaccia di gravare la mano sulla folla”, perché non sono i lavoratori che debbono pagare, “ma sono coloro che dalla guerra, dalle speculazioni hanno guadagnato milioni e milioni!”. La sua è una nomina brevissima che dura lo spazio di pochi minuti. Infatti, dopo i vivissimi e prolungati applausi dei consiglieri della maggioranza e del pubblico, quando prende la parola il consigliere Giuseppe Albini per pronunciare il discorso a nome della minoranza, la seduta viene interrotta da “clamori e da violente esplosioni che si odono nella piazza”. Non è passata neanche un’ora dall’inizio dell’adunanza, quando i lavori sono sospesi per "l'uscita disordinata dall'aula consigliare del Presidente, di molti Consiglieri e dei Funzionari, restando così la seduta interrotta". (Atti del consiglio comunale)
Il 21 novembre 1920, giorno della strage di Palazzo d’Accursio, segna l’origine e la nascita del fascismo bolognese che provoca dieci vittime e una cinquantina di feriti in Piazza Nettuno. Nella sala del consiglio "rimane mortalmente ferito il consigliere di minoranza Giulio Giordani, mutilato di guerra, per un colpo di pistola di cui non fu mai appurata la provenienza". (Nazario Sauo Onofri). L’amministrazione comunale è sciolta e insediato il commissario prefettizio.
Enio Gnudi partecipa allo storico congresso del Partito comunista italiano di Livorno il 21 gennaio 1921 e l’anno seguente entra a far parte del comitato centrale. Nel 1926 è costretto a fuggire in Francia dove, con il nome di Oreste, svolge attività politica all’interno della commissione esecutiva dei gruppi comunisti. Espulso dalla Francia, inizia una lunga peregrinazione che lo porta esule in molti paesi, tra cui Stati Uniti, Messico, Argentina, Canada e poi nuovamente in Francia, Spagna, Belgio, Svizzera dove prosegue la sua attività di organizzatore nell’Internazionale sindacale e antifascista. Nel 1945 è eletto segretario generale del sindacato ferrovieri italiani. Nel 1945, ritorna a Bologna in occasione dell’anniversario del 21 novembre 1920 e partecipa a una manifestazione popolare. Eletto consigliere nelle prime elezioni amministrative dopo il fascismo il 24 marzo 1946, muore improvvisamente, come dice Dozza, “stanco forse della vita durissima che aveva vissuto, del lavoro al quale si era costretto”. A suo nome viene intitolata una strada a Bologna e a San Giorgio di Piano.
Enio Gnudi è sepolto nel Cimitero della Certosa. La tomba che lo commemora è un sarcofago in travertino opera dello scultore Farpi Vignoli, commissionato dal Sindacato nazionale ferrovieri, che reca la scritta, “I lavoratori a Enio Gnudi”.
Paola Furlan
